Enografia · Lezione 08

Valle d'Aosta

Viticoltura eroica e identità enologica

3 minuti di lettura
Indice della lezione
  1. Ampelografia e Vitigni Autoctoni
  2. L’Alta Valle: Blanc de Morgex et de La Salle
  3. Il Centro Valle: Enfer d’Arvier e Torrette
  4. La Bassa Valle: Arnad-Montjovet e Donnas

La viticoltura della Valle d’Aosta rappresenta l’emblema assoluto e il paradigma della viticoltura eroica in Italia. Questo territorio montano, segnato da condizioni pedoclimatiche estreme, è caratterizzato da pendenze vertiginose che superano abbondantemente il 30% e da altitudini che si spingono ben oltre i 500 metri sul livello del mare. Il paesaggio agricolo si sviluppa su una superficie vitata estremamente ridotta, pari a circa 400 ettari complessivi, la cui distribuzione altimetrica evidenzia una totale e assoluta assenza di pianura: i vigneti sono infatti ripartiti in modo netto tra un 70% situato in fascia collinare e un 30% abbarbicato in territori prettamente montani. L’asperità dei rilievi ha reso necessario, sin dalle epoche di colonizzazione romana, un colossale lavoro di rimodellamento del suolo attraverso la costruzione di ripidi terrazzamenti in pietra. Queste monumentali strutture, se da un lato permettono alla vite di catturare il calore e l’insolazione necessari alla maturazione, dall’altro precludono qualsiasi forma di meccanizzazione agricola, imponendo ai viticoltori lavorazioni e vendemmie faticosissime e rigorosamente manuali.

Ampelografia e Vitigni Autoctoni

Dal punto di vista ampelografico, la regione vanta un patrimonio genetico di vitigni autoctoni unici, le cui percentuali di coltivazione riflettono la frammentazione e le peculiarità del terroir. Il vitigno a bacca nera più coltivato in assoluto è il Petit Rouge, che copre il 16% del territorio vitato, seguito dal Nebbiolo al 9%, dal Pinot Nero al 6% e dal vitigno a bacca bianca Prié Blanc al 6%, mentre il restante 63% è suddiviso tra un prezioso mosaico di altre varietà minori. L’intero assetto legislativo ed enologico della regione è racchiuso e tutelato sotto un’unica, grande denominazione “ombrello”: la Valle d’Aosta DOC. Questa denominazione si snoda seguendo il solco tracciato dal fiume Dora Baltea e viene minuziosamente frazionata in sette specifiche sottozone pedoclimatiche, ciascuna dotata di una profonda identità varietale.

L’Alta Valle: Blanc de Morgex et de La Salle

Iniziando il percorso dall’Alta Valle, proprio ai piedi del massiccio del Monte Bianco, incontriamo la sottozona Blanc de Morgex et de La Salle. Qui si pratica una viticoltura a quote vertiginose e ai limiti della sopravvivenza botanica, dove regna incontrastato il Prié Blanc: questo tenace vitigno autoctono a bacca bianca è l’unico capace di resistere alle rigide temperature alpine e viene sapientemente impiegato sia per produrre vini fermi dotati di una spiccata e tagliente acidità, sia per l’elaborazione di straordinari spumanti Metodo Classico di eccelsa e vibrante finezza minerale.

Il Centro Valle: Enfer d’Arvier e Torrette

Scendendo nel cuore della regione, la media valle (Centro Valle) si trasforma nel territorio d’elezione dei vitigni a bacca nera locali. Nelle specifiche sottozone di Enfer d’Arvier e Torrette il dominatore assoluto è il Petit Rouge, capace in questo microclima di esprimersi con vini rossi strutturati e di grande intensità. Proseguendo lungo il corso del fiume, le sottozone di Nus e Chambave offrono ulteriori e affascinanti declinazioni storiche: a Nus si valorizzano il Vien de Nus e la pregiata Malvoisie, mentre a Chambave, oltre al sempre presente Petit Rouge, trova dimora ideale il Muscat, vitigno perfetto per la creazione di vini dall’intenso corredo aromatico.

La Bassa Valle: Arnad-Montjovet e Donnas

Infine, raggiungendo la Bassa Valle ai confini orientali della regione, il panorama viticolo si aggrappa a scoscesi terrazzamenti rocciosi e si concentra in via esclusiva sulle due spettacolari sottozone di Arnad-Montjovet e Donnas. In questo terroir estremo e impervio, la viticoltura eroica si sposa in modo indissolubile con il Nebbiolo, che in Valle d’Aosta assume le sembianze, l’adattamento genetico e il nome del biotipo locale “Picotendro”. La lavorazione chirurgica del Picotendro su queste ripide pareti terrazzate restituisce vini rossi di proverbiale longevità, caratterizzati da una complessa eleganza alpina, da un’austerità aromatica affascinante e supportati da una solida intelaiatura tannica, ergendosi a simbolo assoluto dell’enologia di montagna.

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