Enografia · Lezione 11

Trentino-Alto Adige

Viticoltura di montagna tra Adige e Dolomiti

3 minuti di lettura
Indice della lezione
  1. Superficie Vitata e la Pergola Trentina
  2. Il Trentino: Teroldego e Marzemino
  3. L’Alto Adige: i Grandi Bianchi

Il Trentino-Alto Adige è una regione interamente montuosa di circa 14.000 chilometri quadrati, caratterizzata da un profondo dualismo amministrativo, etnico, linguistico e pedoclimatico che divide il territorio nella provincia autonoma di Trento a sud e in quella di Bolzano (Alto Adige o Südtirol) a nord. Il Trentino beneficia di dolci colline e valli aperte con suoli misti di calcare, argilla e ghiaia, capaci di drenare perfettamente l’acqua e riflettere il calore solare. L’Alto Adige presenta invece un paesaggio dominato da ripidi pendii vallivi, con viti che si arrampicano per sfruttare l’esposizione solare su suoli molto variabili che spaziano dalla sabbia ai depositi fluviali. Il clima è l’incontro perfetto tra influenze mediterranee e continentali: estati soleggiate e ventilate si alternano a inverni freddi, ma le imponenti barriere montuose proteggono i filari dai venti gelidi settentrionali. Fondamentali per l’intera regione, e in particolar modo per i territori alpini altoatesini, sono le forti escursioni termiche tra il giorno e la notte durante la fase di maturazione, un fenomeno termodinamico vitale per sviluppare, preservare e fissare il patrimonio aromatico e l’acidità delle uve.

Superficie Vitata e la Pergola Trentina

Dal punto di vista agronomico, la regione conta circa 9.000 ettari vitati in Trentino e meno di 5.000 in Alto Adige. Il sistema di allevamento storico e maggiormente diffuso in tutta la regione è la Pergola Trentina, una struttura che viene declinata nella sua forma doppia per le zone di pianura e nella forma semplice per i rilievi.

Il Trentino: Teroldego e Marzemino

Analizzando il Trentino, la produzione a bacca nera trova il suo vertice assoluto nella Piana Rotaliana (o Campo Rotaliano) a nord di Trento, territorio d’elezione del vitigno Teroldego, affiancato più a sud, nella zona di Isera e Seresi, dal Marzemino. L’eccellenza spumantistica è invece incarnata dalla denominazione Trento DOC, dedicata esclusivamente alla spumantizzazione con Metodo Classico. Prodotto a partire da uve Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero, questo spumante esige un rigoroso periodo di maturazione sui lieviti in bottiglia di almeno 15 mesi, che salgono a 24 mesi per le versioni millesimate e ad almeno 36 mesi per potersi fregiare della qualifica di Riserva. Un’altra rara gemma enologica trentina è il Vino Santo, prodotto nella Valle dei Laghi a partire dall’uva autoctona a bacca bianca Nosiola. I grappoli, dopo la vendemmia, vengono sottoposti a un lunghissimo appassimento sui graticci che si protrae fino al periodo di Pasqua (da cui il nome del vino). Durante questa lunga disidratazione, gli acini vengono attaccati dalla Botrytis Cinerea (la Muffa Nobile); il mosto concentrato che se ne ricava fermenta lentamente e matura in piccole botti di legno per ben quattro anni, originando un vino dolce, ricco, corposo e di straordinaria piacevolezza.

L’Alto Adige: i Grandi Bianchi

Spostandosi in Alto Adige, il terroir esalta in modo straordinario i vitigni a bacca bianca, i cui vini vengono raramente fermentati o fatti maturare in legno, al fine di preservare intatta la loro tipica acidità rinfrescante e il puro timbro fruttato. Tra questi trionfa il Gewürztraminer, originario proprio della zona di Termeno (Tramin), affiancato da varietà come Kerner e Sylvaner coltivate nelle fresche Val d’Isarco e Val Venosta. Per i rossi, l’Alto Adige vanta la Schiava (Vernatsch), vitigno autoctono la cui espressione più nota e identitaria è racchiusa nella sottozona Santa Maddalena (St. Magdalener) all’interno dell’ampia e frastagliata denominazione Alto Adige DOC. Il delicato e internazionale Pinot Nero trova invece il suo habitat d’elezione nei suoli di Egna-Ora. Infine, merita un profondo approfondimento il Lagrein, vitigno autoctono a bacca nera di eccezionale versatilità enologica. Le tecniche di cantina permettono di declinare questa varietà in due versioni ben distinte: una piacevolissima e fresca interpretazione rosata, denominata storicamente “Lagrein Kretzer”, e una versione rossa di notevole struttura, longevità e dal colore cupo e denso, conosciuta tecnicamente come “Lagrein Dunkel” (che significa letteralmente “scuro”).

Continua a esplorare