Indice della lezione
La Campania rappresenta uno straordinario e complesso mosaico vitivinicolo, la cui eccellenza si fonda su una precisa conformazione orografica. Il paesaggio regionale è dominato dai rilievi, con le colline che coprono il 50% del territorio e le montagne il 35%, relegando le zone pianeggianti ad appena il 15%. Questo assetto geografico si unisce in modo indissolubile all’impatto profondo dei suoli di origine vulcanica; questi terreni, ricchissimi di ceneri e dotazioni minerali, sono il segreto geologico che infonde ai vini campani una sapidità ineguagliabile e una straordinaria propensione alla longevità, permettendo loro di sfidare i decenni in bottiglia.
I Grandi Bianchi
Il comparto a bacca bianca costituisce una vetta assoluta dell’enologia regionale, supportato da un ricco patrimonio ampelografico che include varietà storiche come Trebbiano Toscano, Malvasia di Candia, Asprinio, Coda di Volpe, Biancolella e Forastera. A guidare la produzione di altissima qualità vi sono però tre vitigni fuoriclasse: Fiano, Greco e Falanghina. Il Fiano ha origini antichissime e deriva dalla cosiddetta Vitis Apiana, denominata così per la dolcezza dei suoi acini capace di attrarre gli sciami d’api. Protagonista della Fiano di Avellino DOCG, regala un vino dal colore giallo paglierino che con il tempo si evolve verso intensi toni dorati e ambrati, sviluppando un corredo aromatico inconfondibile dominato da note di frutta secca e anacardo. Altrettanto imponente è il Greco, un vitigno importato anticamente dai coloni greci della Tessaglia e discendente della Aminea gemina minor decantata dai georgici latini. La sua massima espressione si concretizza nel Greco di Tufo DOCG, un bianco dalla struttura e dal corpo talmente importanti da risultare quasi atipici per la sua categoria, caratteristiche che lo predispongono a invecchiamenti formidabili. Nel calice esprime un colore paglierino intenso e profumi complessi di fichi, mandorla amarognola e frutta secca tostata, chiudendo al palato in modo asciutto, caldo e armonioso. La Falanghina, dal canto suo, contribuisce all’eccellenza regionale offrendo vini versatili, dalla vivace spalla acida, impreziositi da sentori di fiori gialli, agrumi e una marcata impronta minerale tipicamente vulcanica.
L’Aglianico e i Vitigni a Bacca Nera
Spostando l’analisi sui vitigni a bacca nera, accanto a presenze come Sangiovese, Merlot, Barbera, Piedirosso e Sciascinoso, il dominio spetta indiscutibilmente all’Aglianico. Questo vitigno affonda le sue radici nella storia greca (introdotto tra il VII e il VI secolo a.C.) e il suo nome potrebbe derivare dall’antica città di Elea o da una storpiatura del termine “Ellenico”. L’Aglianico è a pieno titolo definito il “Barolo del Sud”, appellativo conquistato grazie alle molteplici affinità con il grande vitigno piemontese: possiede infatti una formidabile potenza tannica, un’austerità strutturale profonda e una necessità assoluta di lunghi periodi di affinamento per smussare le durezze giovanili e rendere il sorso vellutato. Da un punto di vista visivo e gustativo, i vini da uve Aglianico si presentano di un rosso rubino cupo e intenso che con gli anni vira verso eleganti riflessi aranciati, offrendo un palato secco, caldo, sapido e di straordinaria persistenza.
L’Architettura Legislativa: DOC e DOCG
L’architettura legislativa della Campania conta in totale 15 Denominazioni di Origine Controllata (DOC) e 4 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG). È proprio l’Aglianico a firmare due di queste prestigiose DOCG: il possente e longevo Taurasi DOCG, prodotto in provincia di Avellino, e l’Aglianico del Taburno DOCG, coltivato alle pendici dell’omonimo monte nel beneventano. Una menzione spetta anche al territorio salernitano, dove il vitigno si esprime con ottimi risultati all’interno della Cilento DOC. Le altre due DOCG regionali, come anticipato, celebrano invece l’anima bianca della regione: il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo.
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