Enografia · Lezione 23

Puglia

L'Architettura dei Grandi Vitigni tra Murgia e Salento

4 minuti di lettura
Indice della lezione
  1. Il Primitivo
  2. Il Negroamaro
  3. Il Nero di Troia
  4. I Vini Bianchi: la Verdeca
  5. Abbinamenti Gastronomici

L’assetto vitivinicolo della Puglia è strettamente e indissolubilmente legato alla sua particolare conformazione geografica: si tratta della regione più orientale d’Italia, dotata del maggiore sviluppo costiero dell’intera penisola. Morfologicamente, è la regione meno montuosa d’Italia, con un territorio per oltre il 98% collinare o pianeggiante (la pianura occupa il 53,3% e la collina il 45,3%, relegando la montagna a un marginale 1,5%). All’interno di questo scenario orografico spiccano due aree fondamentali: la Murgia e il Salento. I suoli seguono fedelmente questa divisione, presentandosi calcareo-argillosi e siliceo-argillosi nella zona murgiana e costiera, per poi trasformarsi in suoli tufaceo-sabbiosi e puramente sabbiosi scendendo nel cuore del Salento. Il clima, prettamente mediterraneo, garantisce estati calde, secche e costantemente ventilate, e inverni miti, condizioni talmente perfette per la viticoltura che persino Omero definì questa terra “luogo di eterna primavera”.

Il Primitivo

Il dominatore assoluto dell’ampelografia regionale è il Primitivo, un vitigno storicamente e tutt’ora allevato con l’antico sistema ad alberello. A differenza di quanto si possa pensare, il suo nome non ha origini antiche, bensì deriva dalla sua caratteristica maturazione precocissima. Questa dinamica biologica fa sì che le vendemmie vengano anticipate anche alla seconda metà di agosto, provocando una straordinaria concentrazione di zuccheri negli acini che si traduce in vini estremamente caldi e alcolici. Nel calice, il Primitivo sprigiona sentori suadenti di piccoli frutti rossi maturi come prugna, amarena, mora e viola, per poi sviluppare intense note speziate grazie all’affinamento. Il suo vertice qualitativo e normativo è consacrato nell’unica DOCG dolce della regione, la Primitivo di Manduria Dolce Naturale DOCG, affiancata dalla classica Primitivo di Manduria DOC.

Il Negroamaro

Scendendo verso sud, il Negroamaro si impone come il re incontrastato e la vera spina dorsale del Salento. Il suo nome trae origine dall’espressione dialettale “niuru maru”, che ne sottolinea sia il colore nero-violaceo dell’acino (ricoperto da una buccia spessa e pruinosa) sia il sapore tipicamente e gradevolmente amarognolo dei vini che ne derivano. Oltre a generare grandi rossi da invecchiamento, dal colore rubino-granato cupo e impenetrabile e dai profumi di piccoli frutti neri, il Negroamaro è il protagonista assoluto dei più grandi e storici vini rosati italiani. La Puglia, infatti, contende storicamente lo scettro di miglior produttrice di rosati all’Abruzzo. Fu proprio in terra pugliese che nacque il primo rosato italiano imbottigliato, il celebre “Five Roses” prodotto nel 1943 (composto storicamente per il 90% da Negroamaro e per il 10% da Malvasia Nera), confezionato utilizzando bottiglie di birra recuperate dalle truppe americane. L’importanza del Negroamaro si esalta in grandi denominazioni come la Salice Salentino DOC e la Copertino DOC.

Il Nero di Troia

A completare la triade dei giganti a bacca nera pugliesi vi è il Nero di Troia, un vitigno radicato principalmente nel centro-nord della regione. Dotato di una formidabile e altissima carica polifenolica, questo vitigno regala ai vini un colore rubino così intenso e profondo da apparire talvolta quasi “nero”. Austero ed elegante, il Nero di Troia domina la produzione della zona di Castel del Monte, elevandosi a eccellenza assoluta nella denominazione Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOCG. Ad ammorbidire le durezze di questi grandi rossi e rosati in fase di assemblaggio interviene spesso la Malvasia Nera, capace di cedere brillanti riflessi violacei e profumi intensamente fruttati di melograno e lampone.

I Vini Bianchi: la Verdeca

Benché la regione sia celebre per la sua muscolatura rossa, il comparto dei vini bianchi rivela vitigni di ottimo pregio tecnico. Si distingue la Verdeca, che offre calici morbidi ma sorretti da un’elevata acidità, caratterizzati da profumi erbacei, note agrumate e sentori di frutta esotica come l’ananas. La Malvasia Bianca Lunga, invece, dona vini dal colore giallo paglierino, lievemente aromatici e dotati di un’eccellente e spiccata sapidità al palato.

Abbinamenti Gastronomici

Infine, questa maestosa architettura alcolica e materica del vino pugliese trova il suo abbinamento d’elezione con una cucina povera ma dai sapori ricchissimi, come la tradizionale focaccia pugliese (che deve la sua straordinaria morbidezza all’aggiunta di patate lesse nell’impasto) o le croccanti e fragranti friselle.

Continua a esplorare