Enografia · Lezione 13

Friuli-Venezia Giulia

L’Aristocrazia dei Superwhites e Vitigni Autoctoni

4 minuti di lettura
Indice della lezione
  1. Le Tre Macro-Aree
  2. Dal Tocai al Friulano: la Vicenda Legislativa
  3. I Vini Dolci e Passiti dei Colli Orientali
  4. Il Carso
  5. Vitigni a Bacca Nera e Abbinamenti

Il Friuli-Venezia Giulia è storicamente e universalmente riconosciuto come la terra d’elezione per i grandi vini bianchi, tanto da essersi guadagnato l’appellativo di patria dei “superwhites” italiani. In questa regione, le uve a bacca bianca rappresentano quasi il 70% dell’intero patrimonio vitato, affiancate da una straordinaria ricchezza di vitigni autoctoni che rendono l’enologia locale unica nel suo genere.

Le Tre Macro-Aree

Dal punto di vista pedoclimatico e orografico, l’architettura della regione può essere idealmente suddivisa in tre macro-aree ben distinte. La prima è l’ampia zona pianeggiante che si estende tra la provincia di Pordenone e parte di quella di Udine, dominata dalla vastissima denominazione Friuli Grave DOC. Come suggerisce il nome stesso, i suoli di questa zona sono eccezionalmente ricchi di sassi e ghiaia, elementi che garantiscono un perfetto drenaggio idrico e permettono a quest’area di coprire oltre due terzi dell’intera produzione regionale, originando vini di altissima qualità media seppur, in genere, di minore complessità strutturale rispetto alle zone collinari. Spostandosi a nord-est, nelle province di Udine e Gorizia, il paesaggio muta drasticamente lasciando spazio ai rinomati rilievi del Collio e dei Colli Orientali del Friuli. In queste zone collinari d’eccellenza, strette tra l’influenza mitigatrice del mare e la protezione delle montagne alle spalle, si trovano suoli privi di origini vulcaniche che esaltano in modo straordinario l’eleganza, la struttura e la longevità dei vini bianchi, in particolare quelli a base di Ribolla Gialla, Chardonnay, Sauvignon e dell’emblematico Friulano.

Dal Tocai al Friulano: la Vicenda Legislativa

Proprio quest’ultimo vitigno è stato il protagonista di uno dei capitoli legali e legislativi più complessi della storia enologica europea. Storicamente conosciuto come Tocai Friulano, questo vitigno autoctono a bacca bianca finì al centro di un aspro contenzioso nei primi anni Novanta, quando l’Ungheria fece appello alla Comunità Europea per proteggere in esclusiva il nome della sua denominazione storica, il Tokaji. Le differenze tecniche tra i due prodotti sono abissali: il Tokaji ungherese è un celebre vino dolce ottenuto da uve botritizzate (attaccate da Muffa Nobile) di varietà come il Furmint; il Tocai Friulano, al contrario, è un vitigno da cui si ricavano grandi vini rigorosamente secchi, caratterizzati da sentori di mela, camomilla e un inconfondibile finale di mandorla amara. Nonostante tredici anni di battaglie legali da parte della Regione Friuli-Venezia Giulia, l’Unione Europea decretò che la somiglianza dei nomi avrebbe potuto confondere i consumatori, costringendo l’Italia a rinunciare al termine storico. Dal 2007, pertanto, il vitigno e il vino hanno assunto ufficialmente il nome di “Friulano” (mentre in Veneto è stato rinominato “Tai”). Un’ulteriore rivoluzione legislativa della regione è legata alla tutela dello spumante più famoso d’Italia: per proteggerne l’identità, è stata istituita la DOC Prosecco (sfruttando l’omonimo toponimo di un comune in provincia di Trieste), costringendo a rinominare l’uva base da “Prosecco” a “Glera”.

I Vini Dolci e Passiti dei Colli Orientali

Accanto ai grandi bianchi secchi, il Friuli-Venezia Giulia tocca vertici assoluti nella produzione di vini dolci e passiti, concentrati soprattutto nei Colli Orientali. In quest’area brillano due denominazioni insignite della prestigiosa DOCG. La prima è la Colli Orientali del Friuli Picolit DOCG, dedicata all’omonimo e rarissimo vitigno, capace di regalare uno dei vini passiti più ricercati d’Italia. La seconda eccellenza è il Ramandolo DOCG, un vino dolce e strutturato ottenuto esclusivamente da uve autoctone di Verduzzo Friulano, vinificate sia mediante l’appassimento sia tramite vendemmie tardive.

Il Carso

L’esplorazione regionale si conclude nell’estrema area sud-orientale, nell’entroterra triestino: la zona della Carso DOC. Questo territorio di confine, aspro e profondamente roccioso, è la culla di vitigni autoctoni unici e tenaci. A bacca bianca spiccano la delicata Vitovska e la sapida Malvasia Istriana, mentre a bacca nera il protagonista indiscusso è il Terrano. Quest’ultimo, coltivato su terre rosse e calcaree, regala un vino inconfondibile, rustico, dotato di un’acidità sferzante e di particolarissime note ferrose ed ematiche che ne costituiscono la firma organolettica.

Vitigni a Bacca Nera e Abbinamenti

L’immenso patrimonio enologico descritto, arricchito da altre varietà autoctone nere come lo Schioppettino, il Pignolo e il Refosco dal Peduncolo Rosso, trova infine il suo connubio perfetto con la ricca gastronomia locale, accompagnando magistralmente piatti come il Frico di formaggio e patate, il pregiato Prosciutto di San Daniele e i tradizionali dolci della Gubana e degli Strucchi.

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