Indice della lezione
La viticoltura della Liguria rappresenta uno dei capitoli più affascinanti ed estremi dell’enologia italiana, un ecosistema incastonato tra le ripide montagne dell’Appennino e le coste bagnate dal Mar Ligure. L’orografia accidentata della regione si traduce in un patrimonio vitato di appena 1.500 ettari, distribuiti per il 65% in zone di montagna, il 34% in collina e un trascurabile 1% in pianura. Il clima, prettamente mediterraneo, è caratterizzato da inverni miti ed estati mitigate da costanti brezze marine, le quali garantiscono una maturazione lenta e costante dei grappoli e infondono ai vini una spiccata sapidità e tensione salina difficilmente riscontrabili in altri terroir. A livello ampelografico, la produzione è dominata per il 65% dalle uve a bacca bianca, con il Vermentino a fare da capofila indiscusso, mentre il panorama a bacca nera è guidato da vitigni di grande territorialità come il Rossese e l’Ormeasco.
La Viticoltura Eroica e il CERVIM
Per comprendere la Liguria enologica è indispensabile padroneggiare il concetto tecnico di “Viticoltura Eroica”. Secondo i rigidi parametri del CERVIM, un vigneto si definisce eroico quando la sua coltivazione avviene in condizioni ambientali estreme: pendenze del terreno superiori al 30%, altitudini che superano i 500 metri sul livello del mare, impianti situati su piccole isole o strutturati su angusti terrazzamenti e gradoni sostenuti da muretti a secco. In Liguria, queste condizioni proibitive rendono del tutto impossibile qualsiasi forma di meccanizzazione agricola. Dalla potatura alla vendemmia, ogni operazione viene svolta rigorosamente a mano, costringendo i viticoltori a trasportare le ceste d’uva a spalla lungo scoscesi dirupi privi di strade di accesso. Questo immenso sforzo umano giustifica i costi di produzione elevati, ma garantisce al contempo rese bassissime e una qualità organolettica eccelsa, tutelando la biodiversità di vitigni antichi. Un’ulteriore e affascinante espressione dell’ingegno ligure, emersa dalle più recenti sperimentazioni, è l’affinamento subacqueo: alcune tenute (come Bisson) immergono le bottiglie di spumante nei fondali marini, sfruttando un ambiente privo di luce, con temperature costanti e una pressione idrostatica che crea condizioni di equilibrio perfette per l’evoluzione del vino.
La Riviera di Levante
Spostandoci nell’analisi geografica delle denominazioni, la Riviera di Levante ci offre terroir di rara bellezza. Ai confini con la Toscana troviamo i Colli di Luni DOC, una denominazione interregionale in cui trionfa il Vermentino, capace qui di esprimersi con note floreali e grande struttura, talvolta assemblato con il Trebbiano Toscano. Il fulcro della viticoltura eroica levantina è però la Cinque Terre DOC: su terrazzamenti a strapiombo sul mare si coltivano le uve autoctone Bosco, Albarola e Vermentino, da cui nascono bianchi freschi e marcatamente sapidi. Da questi stessi vitigni prende vita il leggendario passito Sciacchetrà, un nettare prezioso e raro ottenuto lasciando surmaturare i grappoli in pianta per poi appassirli lentamente sui graticci all’interno di locali ben aerati, concentrando così zuccheri e aromi. Risalendo verso il capoluogo, si incontrano il Golfo del Tigullio e la Val Polcevera; quest’ultima è nota per la rara DOC Coronata, un bianco teso e intrigante prodotto primariamente con l’uva Bianchetta Genovese (il nome locale dell’Albarola).
La Riviera Ligure di Ponente
Procedendo verso ovest, nella Riviera Ligure di Ponente (fino al confine francese), il panorama ampelografico muta fisionomia e regala alcune delle eccellenze assolute della regione. Per i vini bianchi, l’attore principale è il Pigato, vitigno geneticamente affine al Vermentino ma capace di esprimere un inconfondibile timbro territoriale fatto di erbe aromatiche, agrumi e una sferzante mineralità. Per i rossi, la punta di diamante è il Rossese, coltivato primariamente nella zona di Dolceacqua. Il Rossese di Dolceacqua DOC è un vino rosso atipico per un ambiente mediterraneo: si distingue per un colore rubino tenue e smorzato, simile a quello del Nebbiolo, e offre al palato tannini molto docili, grande leggerezza fruttata e una beva estremamente elegante. Un’altra varietà a bacca nera fondamentale del Ponente è l’Ormeasco, clone locale del Dolcetto piemontese, che è alla base della denominazione Pornassio DOC e viene utilizzato anche per produrre l’Ormeasco Sciac-trà, un vino rosato fresco e leggero che non deve assolutamente essere confuso con il dolce e concentrato passito Sciacchetrà del Levante.
Continua a esplorare