Enografia · Lezione 18

Marche

Eccellenze Enologiche delle Marche

4 minuti di lettura
Indice della lezione
  1. Il Verdicchio
  2. Pecorino e Passerina nel Piceno
  3. I Rossi: Sangiovese e Montepulciano
  4. Le Rarità: Vernaccia di Serrapetrona e Lacrima

Il territorio delle Marche si distingue per una conformazione orografica variegata, composta per il 70% da colline e per il 30% da rilievi montuosi appenninici, con aree pianeggianti relegate a ristrette fasce costiere e fluviali. I circa 17.300 ettari vitati della regione si estendono quasi totalmente in zona collinare (85%), con un 5% in montagna e il restante 10% in pianura. Il clima è di tipo mediterraneo lungo la costa e nell’area meridionale, per poi divenire marcatamente continentale spingendosi verso nord e verso l’interno; qui, le forti escursioni termiche tra il giorno e la notte favoriscono in modo cruciale la sintesi e la fissazione degli aromi nelle uve. Dal punto di vista agronomico, i suoli prevalentemente calcarei e argillosi garantiscono un eccellente drenaggio idrico, mentre i tradizionali e storici sistemi di allevamento “a tutori vivi” (come olmi o aceri) hanno lasciato definitivamente il posto alle più moderne forme a spalliera, introdotte nei primi anni Novanta per favorire la meccanizzazione e innalzare la qualità tecnica.

Il Verdicchio

L’ampelografia regionale è dominata per il 60% da vitigni a bacca bianca. Il vertice enologico assoluto è rappresentato dal Verdicchio (14% del vigneto regionale), un vitigno autoctono in grado di esprimere una struttura imponente, una spiccata acidità e un’infinita propensione alla longevità. Le massime espressioni di questa uva si raggiungono e vengono certificate nelle due DOCG regionali dedicate: la Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG e la Verdicchio di Matelica Riserva DOCG. Nel calice, in gioventù, il Verdicchio esprime eleganti note di agrumi, mela, fiori bianchi e un tipico finale di mandorla dolce, ma è con il lungo affinamento in bottiglia che rivela la sua vera complessità strutturale, sviluppando inconfondibili profumi minerali di pietra focaia e idrocarburo.

Pecorino e Passerina nel Piceno

Nel sud della regione, in particolare nell’area del Piceno, ha preso forma la straordinaria e recente riscoperta di due storici vitigni a bacca bianca, i quali trovano la loro massima esaltazione qualitativa e legislativa nella Offida DOCG. Il Pecorino, definito tecnicamente come un vero e proprio “corridore di fondo”, si distingue per una struttura decisamente robusta, un’elevata gradazione alcolica e un’acidità tagliente e vibrante; al naso regala profondi profumi di frutta tropicale, ginestra, erbe aromatiche e una netta sapidità minerale, dimostrando una sorprendente capacità evolutiva nel tempo. Al contrario, la Passerina mostra il lato più “gentile” e immediato del terroir: genera un vino più delicato, spiccatamente fresco, beverino e aromatico, dominato da note di fiori bianchi, agrumi e una tipica chiusura mielata, trovando eccellenti espressioni anche in versioni spumantizzate o passite. L’orizzonte dei bianchi si completa con denominazioni molto territoriali come la Bianchello del Metauro DOC (basata su uva Biancame) e la Colli Maceratesi DOC (prodotta con il Maceratino, un clone locale del Verdicchio).

I Rossi: Sangiovese e Montepulciano

Il comparto a bacca nera poggia le sue solide fondamenta storiche sui vitigni Sangiovese (21%) e Montepulciano (19%). Questi due giganti costituiscono l’ossatura delle grandi denominazioni rossiste regionali. Nella ristretta area costiera attorno all’omonimo promontorio domina il Montepulciano, che dà vita al Rosso Conero DOC e all’eccellenza della Conero DOCG, originando vini di grande corpo, trama tannica fitta, colore compatto e profonda intensità. Spostandosi nell’entroterra, sui Colli del Tronto e Ascolani, il sapiente assemblaggio di Sangiovese e Montepulciano forgia il Rosso Piceno DOC, una denominazione storica e diffusa che lega in modo indissolubile l’energia e la struttura del Montepulciano alla freschezza e all’eleganza acida del Sangiovese.

Le Rarità: Vernaccia di Serrapetrona e Lacrima

A suggellare l’unicità enologica delle Marche vi sono infine due autentiche rarità dal carattere inimitabile. Nelle fresche zone appenniniche dell’omonimo comune prende vita la Vernaccia di Serrapetrona DOCG, un particolarissimo spumante rosso ottenuto dalle uve dell’autoctono vitigno Vernaccia Nera, la cui lavorazione complessa prevede una spumantizzazione indotta solitamente da mosti provenienti da uve sottoposte a un mirato appassimento. Altrettanto eccezionale è la Lacrima di Morro d’Alba DOC, vino rosso ricavato dall’uva autoctona Lacrima; distaccandosi completamente dai canoni dei rossi strutturati e tannici, questa varietà offre un corredo aromatico intensamente floreale (con netti richiami di rosa e viola), fragrante, speziato e del tutto atipico nel panorama enologico regionale.

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