Indice della lezione
La Sicilia è una delle regioni vitivinicole più antiche e affascinanti del Mediterraneo: un mosaico in cui suoli vulcanici, sabbie costiere, escursioni termiche e tradizioni millenarie convergono in un’enologia di straordinaria identità.
Territorio, Statistiche e Storia
Distribuzione del vigneto e piede franco
La viticoltura siciliana si sviluppa su una distribuzione caratteristica dei vigneti che vede solo il 5% degli impianti situato in montagna, il 65% in collina e il restante 30% in pianura. Il patrimonio ampelografico è dominato dalle uve a bacca bianca, che coprono il 57% della produzione, lasciando il 43% alle uve a bacca nera. Un tratto di inestimabile valore agronomico è la presenza di viti coltivate a “piede franco”: grazie alla composizione sabbiosa e vulcanica di molti suoli isolani, l’insetto della fillossera non è riuscito a proliferare, permettendo alle piante di prosperare sulle proprie radici originali senza la necessità del portainnesto americano.
Cenni storici
La storia vitivinicola dell’isola affonda le sue radici nell’VIII secolo a.C. con i Greci, che introdussero la fondamentale coltura ad alberello e le tecniche di potatura. In epoca ben più recente, nel 1773, fu l’intuizione del commerciante inglese John Woodhouse a segnare una svolta epocale: intuendo le potenzialità dei vini locali, iniziò a fortificarli per sopportare i lunghi viaggi in mare, dando così origine al Marsala e spianando la strada alla nascita delle più storiche e prestigiose cantine ottocentesche dell’isola.
Ampelografia e il Nero d’Avola
I vitigni siciliani Il panorama varietale siciliano è ricchissimo e nettamente definito:
- Bacca bianca: Catarratto, Grillo, Inzolia, Carricante e Zibibbo (Moscato d’Alessandria).
- Bacca nera: Nero d’Avola (storicamente noto come Calabrese), Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Frappato e Perricone (chiamato anche Pignatello).
Il Nero d’Avola: zona Orientale
Il Nero d’Avola, vitigno principe dell’enologia isolana, è un formidabile traduttore del terroir e muta radicalmente il proprio profilo organolettico a seconda della zona di coltivazione. Nella fascia Orientale (Avola, Noto e Pachino), la presenza di suoli calcarei e l’influenza marina forgiano vini di estrema eleganza e finezza, caratterizzati da profumi fruttati arricchiti da inconfondibili note di frutta secca.
Il Nero d’Avola: zona Occidentale
Spostandosi nella zona Occidentale (Trapani e Agrigento), i suoli argillosi e il sole rovente generano vini caldi, potenti e dotati di un’imponente struttura tannica, capaci di sprigionare sentori profondi e concentrati di prugna, cacao e liquirizia.
Il Nord-Est Vulcanico e l’Unica DOCG
Spostandoci verso la punta nord-orientale dell’isola, i suoli vulcanici e le forti escursioni termiche definiscono in modo chirurgico i disciplinari.
L’Etna Rosso DOC
L’Etna Rosso DOC esige un uvaggio composto da un minimo dell’80% di Nerello Mascalese, completato dal Nerello Cappuccio, che mitiga l’impeto tannico del primo.
La Faro DOC
Nel messinese, la Faro DOC richiede invece una combinazione più articolata: Nerello Mascalese dal 45 al 60%, Nerello Cappuccio dal 15 al 30% e Nocera dal 5 al 10%.
L’Etna Bianco Superiore DOC
Sul versante dei bianchi, l’apice si raggiunge con l’Etna Bianco Superiore DOC, prodotto con almeno l’80% di uva Carricante coltivata in via esclusiva nel territorio del comune di Milo; l’interazione tra l’altitudine, il terreno lavico e il mare regala a questo vino una freschezza vibrante e inconfondibili note iodate e minerali.
Il Cerasuolo di Vittoria DOCG
Scendendo nel ragusano incontriamo l’unica DOCG dell’intera regione: il Cerasuolo di Vittoria DOCG. Questo vino rappresenta l’unione perfetta tra l’energia, il colore e la struttura del Nero d’Avola e la freschezza, la morbidezza e gli aromi floreali e di ciliegia tipici del Frappato.
Il Marsala DOC: Capolavoro di Tecnica Enologica
Nella provincia di Trapani si erge il maestoso sistema del Marsala DOC, un capolavoro di tecnica enologica legato all’ossidazione e alla fortificazione.
I vitigni e le tipologie
I vitigni impiegati variano in base alla tipologia: per i Marsala Oro e Ambra si utilizzano le uve a bacca bianca Grillo, Catarratto e Inzolia, mentre per il Marsala Rubino si vinificano uve a bacca nera come Perricone, Calabrese (Nero d’Avola) e Nerello.
Fortificazione e invecchiamento in perpetuum
Il processo di fortificazione prevede l’aggiunta di alcol etilico, mistella o mosto cotto; quest’ultimo è un ingrediente obbligatorio e fondamentale per conferire alla tipologia Ambra il suo colore e il suo timbro aromatico. L’invecchiamento sfrutta un metodo dinamico e ossidativo in grandi botti sovrapposte chiamato in perpetuum, il quale ricalca concettualmente il sistema Soleras spagnolo, favorendo una lenta evoluzione e la stabilizzazione dei profumi. Le menzioni di invecchiamento Il disciplinare prevede scaglioni di invecchiamento esatti:
- Fine: minimo 1 anno.
- Superiore: minimo 2 anni.
- Superiore Riserva: minimo 4 anni.
- Vergine o Soleras: minimo 5 anni.
- Vergine Stravecchio o Riserva: minimo 10 anni in legno.
Classificazione per residuo zuccherino
A chiudere l’architettura tecnica del Marsala vi è la rigida classificazione in base al residuo zuccherino:
- Secco: inferiore a 40 g/l.
- Semisecco: tra 40 e 100 g/l.
- Dolce: superiore a 100 g/l.
Vini da Dessert delle Isole e delle Coste
L’immenso mosaico vitivinicolo siciliano trova il suo naturale compimento nei grandi vini da dessert delle isole minori e delle coste: Moscato e Passito di Pantelleria DOC: a Pantelleria, sfidando venti sferzanti, l’alberello pantesco (scavato in conche nel terreno) protegge le uve Zibibbo (Moscato d’Alessandria) che, appassite al sole, danno vita a un vino opulento.
- Malvasia delle Lipari DOC: nell’arcipelago eoliano, l’appassimento sui graticci regala questo vino dolce di straordinaria fragranza. Moscati di Noto e di Siracusa: sulla costa sud-orientale, la secolare tradizione dell’appassimento si perpetua in due denominazioni storiche che offrono interpretazioni eleganti, fresche e intensamente aromatiche. Dai suoli vulcanici dell’Etna alle sabbie pantesche, dal piede franco preservato dalla fillossera alle botti in perpetuum del Marsala, la Sicilia enologica si racconta come un’isola-continente in cui ogni denominazione è la traduzione liquida di un terroir e di una storia millenaria.
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