Indice della lezione
La Calabria, bagnata dalle limpide acque del mar Ionio e del mar Tirreno, custodisce un patrimonio vitivinicolo di circa 10.000 ettari. La sua storia enologica affonda le radici nel primo millennio a.C. con le popolazioni dei Bruzi, ma furono i coloni Greci, a partire dal 750 a.C., a consacrare queste coste ribattezzandole Enotria, ovvero la “Terra del vino”. In quell’epoca convivevano una viticoltura di matrice italica nell’entroterra e una viticoltura greca lungo le coste, con fiorenti centri di commercio a Crotone, Locri e Sibari. Dopo aver affrontato la distruzione causata dalla fillossera a fine Ottocento e aver trascorso decenni a fornire robusti “vini da taglio” carichi di colore e alcol per il mercato nazionale ed estero, oggi la Calabria vive una formidabile rinascita tecnica, orientata alla valorizzazione dei suoi preziosi vitigni autoctoni.
Il Gaglioppo e il Cirò
Il patrimonio ampelografico calabrese è dominato per l’80% da uve a bacca nera, tra cui svetta indiscusso il Gaglioppo. Introdotto storicamente dai Greci, il suo nome deriva dall’espressione dialettale che significa “pugno chiuso”, a causa della morfologia dei suoi grappoli compatti e tondeggianti. Dal punto di vista agronomico, predilige terreni argillosi e calcarei che garantiscono un ottimo drenaggio idrico e una spiccata mineralità, uniti a un clima caldo mitigato da buone escursioni termiche. Il Gaglioppo è l’anima e la spina dorsale della storica Cirò DOC, situata nel crotonese sul versante ionico. Dal punto di vista tecnico e organolettico, le sue bacche, dotate di una buccia spessa e coriacea, generano un vino dal profilo affascinante e quasi paradossale: nel calice si presenta con un colore rosso rubino tipicamente scarico e trasparente, che sfuma rapidamente verso eleganti tonalità aranciate con l’invecchiamento. Tuttavia, a questa apparente e ingannevole leggerezza visiva si contrappone una struttura gustativa decisa, sorretta da un tannino vivo, tagliente e affilato che dona al vino nerbo e una straordinaria capacità di invecchiamento.
Le Terre di Cosenza
Spostandosi più a nord, nel Cosentino, i vigneti si inerpicano tra i 500 e i 700 metri di altitudine all’interno della vasta denominazione Terre di Cosenza DOC, un’area che ha razionalizzato e accorpato le storiche denominazioni del territorio. In questo terroir montano e collinare il protagonista assoluto è il Magliocco Canino. A netta differenza del Gaglioppo, il Magliocco regala vini dall’impatto visivo e strutturale imponente: esprime un colore rosso intenso e cupo, una struttura potente e un corredo aromatico profondo, dominato da note di mora matura e intense speziature, toccando i suoi vertici qualitativi in sottozone vocate come le Colline del Crati.
Il Greco di Bianco
Viaggiando infine verso l’estremo sud della regione, nella zona della Locride che digrada dalle pendici dell’Aspromonte verso il mare, prende vita una delle più grandi e rare eccellenze enologiche da dessert italiane: il Greco di Bianco DOC. Prodotto esclusivamente nei territori dei comuni di Bianco e Casignana a partire dall’omonimo vitigno autoctono Greco bianco, questo vino dolce è il frutto di un meticoloso processo chimico-fisico di disidratazione. I grappoli vengono lasciati surmaturare e appassire al calore del sole adagiati su tradizionali graticci per circa 10-15 giorni. Questa complessa tecnica concentra in modo esponenziale gli zuccheri, la glicerina e il patrimonio odoroso all’interno degli acini. La vinificazione di questi mosti genera un vino dolce, suadente e incredibilmente morbido, il cui bouquet olfattivo è un trionfo assoluto, sprigionando avvolgenti e inconfondibili sentori di zagara, bergamotto, albicocca, salvia e miele.
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