Enografia · Lezione 24

Basilicata

L’Enologia d’Eccellenza della Basilicata

3 minuti di lettura
Indice della lezione
  1. Il Vulture
  2. L’Aglianico del Vulture Superiore DOCG
  3. Le Altre Denominazioni DOC
  4. I Vini a Bacca Bianca
  5. Abbinamenti Gastronomici

Il panorama vitivinicolo della Basilicata è definito da un’orografia aspra e complessa: il territorio si presenta per il 47% montuoso e per il 45% collinare, relegando le zone pianeggianti a un misero 8% dell’intera superficie. Sebbene la regione sia bagnata da due mari, il suo clima muta drasticamente spostandosi verso l’entroterra, regalando condizioni ideali per una viticoltura di spessore le cui radici storiche risalgono agli Enotri e ai Lucani (1200-1300 a.C.). Oggi la produzione è fortemente orientata sui vini rossi, che dominano incontrastati l’enologia locale.

Il Vulture

Il cuore pulsante, storico e qualitativo della viticoltura lucana batte nell’area del Vulture, un imponente vulcano spento situato nel nord della regione. I fianchi di questo vulcano offrono terreni eccezionalmente ricchi di matrici vulcaniche, argille e calcari. È in questo habitat estremo che il vitigno a bacca nera Aglianico stringe un legame indissolubile con il territorio. Dal punto di vista agronomico, l’Aglianico è una varietà che mal sopporta la siccità ma possiede una notevole resistenza al freddo, caratteristiche che gli permettono di prosperare ad altitudini importanti e di assorbire tutta la mineralità del suolo vulcanico.

L’Aglianico del Vulture Superiore DOCG

Il vertice normativo e tecnico è incarnato dall’unica Denominazione di Origine Controllata e Garantita della regione: l’Aglianico del Vulture Superiore DOCG. Dal punto di vista organolettico, questo vino regala un profilo tipicamente austero, profondo e monumentale. Visivamente, il colore si presenta rosso rubino intenso per poi evolvere, con i lunghi invecchiamenti, verso un elegante granato fino ad acquisire netti riflessi aranciati. Il corredo olfattivo è inizialmente dominato da intense note fruttate di drupe e bacche scure, seguite da delicati tocchi floreali; con il progredire dell’affinamento, il bouquet si terziarizza sviluppando profondi sentori legnosi, austeri e una inconfondibile nota speziata di pepe nero. Al palato, il vino esplode in una fitta e formidabile trama tannica, unita a grande struttura, calore e secchezza. La marcata e vibrante sapidità minerale, unita a un tipico retrogusto lievemente amarognolo, richiede necessariamente la morbidezza sviluppata dai lunghi anni di invecchiamento per raggiungere la perfetta armonia ed equilibrio gustativo.

Le Altre Denominazioni DOC

A completare la rigorosa architettura legislativa della regione, troviamo quattro Denominazioni di Origine Controllata: l’Aglianico del Vulture DOC, il Terre dell’Alta Valdagri DOC, il Matera DOC e il Grottino di Roccanova DOC.

I Vini a Bacca Bianca

Nonostante l’egemonia dei rossi, il comparto viticolo a bacca bianca offre espressioni interessanti e ben definite. Spicca la Verdeca, capace di originare vini morbidi ma sorretti da elevata acidità, caratterizzati da note erbacee, profumi agrumati e chiari sentori di frutta esotica come l’ananas. La affiancano la Malvasia Bianca Lunga, che dona vini sapidi e lievemente aromatici, il Bombino Bianco per vini esili e delicati, e lo Chardonnay, che qui esprime le sue tipiche sfumature tropicali.

Abbinamenti Gastronomici

Infine, a tavola, l’imponente muscolatura tannica e alcolica dell’Aglianico del Vulture trova il suo connubio d’elezione con la ricca gastronomia locale, agendo per perfetta contrapposizione. L’abbinamento principe si realizza con il tradizionale Ragù Lucano: preparato con salsa di pomodoro, pecorino, pancetta, lardo e la “Lucanica” (la tipica salsiccia locale), la spiccata grassezza, succulenza e tendenza dolce di questo piatto esigono l’azione disidratante, sgrassante e strutturata che solo le durezze di un grande Aglianico vulcanico possono garantire.

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